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NUOVI VOCABOLARI MILLESIMATI 2010
(Le note più recenti sono nell'Informalingua)

 

Zingarelli 2010: ancora no al tetrapak                                                   (6/11/2009)

Anche le parole possono cadere in disgrazia nella considerazione dei vocabolari.  Zingarelli deve essere decisamente per i contenitori in vetro e dunque continua a snobbare il tetrapak, che tutti gli altri vocabolari registrano. Questa faccenda tra Zingarelli e tetrapak assume quasi i connotati del giallo, perché non si spiega il mistero della scomparsa della voce a incominciare dalla ristampa 1996 del vocabolario.  L’ultimo avvistamento (pardon, registrazione) di tetrapak risale al 1994, dunque nella ristampa datata 1995. Da allora di tetrapak su Zingarelli si sono perse le tracce.  Chi l’ha visto?

 

Zingarelli 2010, per i giornali è uscito adesso                                        (16/10//2009)

Bell’esempio di tempestività.  Giornali e giornalisti si accorgono adesso – da metà giugno che stava nelle librerie – che è uscito lo Zingarelli 2010 e ne danno notizia, “imboccati” come al solito dall’Ufficio stampa dell’editore e dalle agenzie.  È inevitabile pensare che coloro che parlano adesso, a scoppio ritardato, dello Zingarelli, perché finalmente hanno avuto il “temino” bell’e pronto con le “novita”,  non siano frequentatori abituali delle librerie, oppure, se lo sono, di tutto si interessino fuorché di dare almeno un’occhiata al reparto vocabolari.

 

Mondialità Zingarelli 2010, ma non è una novità                                     (15/9/2009)

Zingarelli 2010 registra mondialità, ponendo così fine all’ostracismo (o semplice dimenticanza?) per una parola che proprio nuova non è.   In uso da tempo, soprattutto in ambienti ecclesiali (esiste il Cem, Centro educazione alla mondialità, che pubblica la rivista Cem Mondialità), mondialità già appariva nell’edizione 1993 (Signorelli) del vocabolario Gabrielli con una definizione rimasta immutata nell’edizione 2009 uscita l’anno scorso per l’editore Hoepli: «Orientamento etico caratterizzato dalla valutazione dei fenomeni e dei problemi secondo un’ottica planetaria, e dall’impegno a realizzare in tutto il mondo condizioni di giustizia e uguaglianza, nel rispetto dei diritti e delle peculiarità di tutti i popoli».   Telegrafico, fino a ridimensionare se non travisare il  significato “ecumenico” e più autentico della parola, Zingarelli per mondialità: «Carattere globale e multiculturale del mondo contemporaneo».

 

Sottilette Zingarelli                                                                                  (25/8/2009)

Zingarelli si ostina, anche nell’edizione 2010, a elencare le sottilette tra i formaggi italiani, nella nomenclatura alla voce formaggio.  Ora, a parte l’improprietà di considerare formaggio, nel senso classico e quasi “nobile” della parola, un prodotto che in realtà è un miscuglio di formaggi fusi, peraltro simile all’impasto dei formaggini, in cui solo Dio sa quello che va a finirci dentro, le sottilette d’italiano hanno unicamente il nome, derivato da sottile.  La nazionalità, per dire l’origine, è tutt’altro che italiana, essendo prodotte in Belgio.  Anni fa un tipo era prodotto in Spagna.  Infine, mettere le sottilette accanto a nomi tipici e di sicura tradizione, oltre che di origine certificata, come provolone, montasio, parmigiano reggiano, grana padano ecc., ci sembra leggermente offensivo.  Per i formaggi italiani.

 

Garzanti 2010, nessuna schiarita                                                             (28/7/2009)

L’avevamo accennato la scorsa settimana, ora diamo il resoconto delle Voci rauche per Garzanti 2010.  Resoconto rapido e semplicissimo: nessuna voce rauca è stata schiarita.  Da oggi, come già per gli altri millesimati 2010 appena usciti, ossia Zingarelli e Devoto-Oli, anche per Garzanti faremo riferimento all’edizione 2010.          Voci rauche Garzanti

 

Garzanti 2010, idem 2009                                                                     (24/7/2009)

... e anche 2008, 2007 potremmo dire.  Da un primo esame dell’edizione 2010 di Garzanti dobbiamo purtroppo rilevare gravi lacune per quanto riguarda l’aggiornamento, la correzione, la revisione delle definizioni, rimaste uguali a quelle del 2009 e degli anni precedenti. Nessuna delle Voci rauche da noi individuate è stata schiarita.  E ci riferiamo, ancora una volta, non a quelle opinabili, ma a quelle inconfutabili.  Il giudizio complessivo non può che essere negativo, similmente a quello già espresso per Devoto-Oli 2010.  Questa moda del vocabolario a uscita annuale  invece di essere una spinta per editori e curatori ad aggiornare, rivedere, correggere la loro opera, si rivela sempre più un’operazione commerciale per vendere più copie, gabbando lettori (e recensori compiacenti) col miraggio delle nuove entrate, anzi new entry.  Niente di più facile, e di più comodo, nell’epoca attuale, che di neologismi ne sforna dozzine al giorno.  Ma non basta raccattare parole nuove qua e là, soprattutto inglesi, per giustificare un’edizione all’anno.  E il resto?  Può rimanere tale e quale, tanto… chi se ne accorge.  E così, quando in questi giorni leggiamo dell’ennesima vicenda giudiziaria a proposito delle vittime dell’amianto (imputati i vertici dell’Eternit per omissione di cautele e disastro colposo), dobbiamo continuare a non leggere in Garzanti 2010, alle voci amianto, eternit, fibrocemento, nemmeno uno straccio di accenno sulla messa al bando dell’amianto, che in Italia risale alla legge 257 del marzo 1992.  Bell’aggiornamento!   Lo stesso vale per altre definizioni, fino alla cantonata della pillola RU486 la cui sigla deriverebbe (testuale anche nell’edizione 2010) «dal numero di protocollo usato  dall’ospedale Sant’Anna di Torino, il primo ad aver avviato la sperimentazione».
E con questo “primato”, dell’ospedale Sant’Anna e di Garzanti, chiudiamo qui. Chi vuole può controllare le Voci rauche 2009.  Sono le stesse valide per l’edizione 2010.  La prossima settimana cambieremo solo l’anno, appunto 2010.  Tutto sommato, questi vocabolari “copia” dell’anno precedente ci facilitano il compito. 


Bandiere al vento
                                                                                
(24/7/2009)

Ahimé, quelle che continua a “sventolare” Garzanti 2010 sono sempre le stesse di numero.  Già lo abbiamo rilevato, ma repetita iuvant per i vocabolari “capa tosta” (titolo di una precedente nota sull’argomento ►►).  Garzanti 2010 ancora non si è accorto che nel frattempo è nato il Kosovo (2008) e la Serbia e il Montenegro, prima uniti sotto una sola bandiera, nel 2006 si sono divisi, ognuno con una propria bandiera.  Inoltre continua ad ignorare la bandiera dell’Autorità nazionale della Palestina. 
 

 

Voci rauche Devoto-Oli 2010: nessuna schiarita                                     (21/7/2009)

Come già detto la volta precedente incominciamo da oggi a far riferimento per le Voci rauche al Devoto-Oli 2010.  Abbiamo pertanto cancellato le voci schiarite nell’edizione 2009, quelle per intenderci che duravano dall’anno scorso, e avremmo dovuto segnalare le voci rauche schiarite nell’edizione 2010 ora in libreria.  Ma, ahimè, non c’e nulla da segnalare.  Per quanto ci riguarda, o meglio – per quanto riguarda le voci rauche da noi segnalate –,  nel Devoto-Oli 2010 è rimasto tutto come prima.  Non solo l’opinabile, ma l’inconfutabile, vale a dire errori (compresi quelli di stampa), inesattezze, imprecisioni, mancati aggiornamenti, confusioni.  Inutile ripeterci.  Chi vuole, controlli a una a una le voci rauche Devoto-Oli 2010.

 

Devoto-Oli 2010, come era (2009) è                                                      (17/7/2009)

La prossima settimana daremo il resoconto (facilissimo, perché non c’è nulla da resocontare) delle voci rauche del Devoto-Oli, voci rauche che sono rimaste tali anche nell’edizione 2010. Nessuna è stata “schiarita”.  Non si tratta solo delle voci rauche opinabili, ma di quelle inconfutabili, compresi dunque i refusi, le inesattezze storiche, i mancati aggiornamenti tipo quello del rosario rimasto fermo a 15 misteri.  Devoto-Oli 2010 ancora non se n’è accorto, e sì che la “novità” degli altri 5 risale ormai al 2002.  Ci domandiamo, e domandiamo ai curatori: a che serve l’uscita annuale?   Comunque, senza ulteriori commenti, il lettore già può farsi un’idea del Devoto-Oli 2010 scorrendo le Voci rauche 2009 e facendo attenzione che le voci “schiarite” si riferiscono ovviamente all’edizione 2009.  Le cancelleremo la prossima settimana, quando incominceremo a far riferimento all’edizione 2010 per la quale – ripetiamo – non ci sono “schiarite” da registrare. 

 

Un giardiniere per Zingarelli                                                                    (10/7/2009)

Già l’anno scorso avevamo individuato alcuni difetti nel “giardino” di Zingarelli, “giardino” peraltro pregevole perché offre le illustrazioni di 288 piante diverse divise per Ordini ed elencate per Famiglie.  Dall’Atlante delle piante – di questo stiamo parlando – è scomparso nell’edizione 2010 il vistoso errore, «elenco degli piante più importanti», che appariva negli anni precedenti, ma sono rimaste sfasature e incoerenze varie rispetto al lemmario, dove più che gli Ordini delle piante sono riportate le Famiglie e non sempre i relativi rimandi all’Atlante sono esatti.  Ci riferiamo non ai nomi delle singole piante, ma ai nomi propri degli Ordini e delle Famiglie.  Zingarelli deve decidersi se registrare a lemma o questi o quelli, o entrambi, come sarebbe meglio e come già fa in alcuni pochi casi, con richiami all’Atlante per ogni singola voce, anche per i sinonimi delle Famiglie, sinonimi moderni che spesso hanno sostituito denominazioni cadute in disuso.  Qualche esempio:  nell’Atlante sono raffigurate le piante delle Fabali.  Ma il nome di quest’ordine non figura tra i lemmi, c’è bensì Fabacee, la famiglia, ma a questa voce non c’è alcun rimando all’Atlante, c’è solo scritto sic et simpliciter  «Papilionacee».  Occorre allora andare al lemma Papilionacee per apprendere che Fabacee è sinonimo e trovare il rimando alle tavole dell’Atlante. Al lemma Tifacee c’è il rimando alla tavola 10 dell’Atlante ma una pianta di questa famiglia sta alla tavola 11 sotto l’ordine Tifali, nome che non è registrato tra i lemmi.  Caso inverso: Ciperali (ordine) è registrato tra i lemmi, mentre non è registrato Ciperacee (famiglia) il cui nome pure è presente nell’Atlante per due piante.  Intendiamoci: la materia non è delle più semplici, anche per i cambiamenti nella denominazione di Ordini e Famiglie intervenuti nel secolo addietro, e la situazione in altri vocabolari non è certo migliore, anzi.  Però, se non si ha cura del proprio giardino, chi mai dovrebbe pensarci?   Zingarelli parte avvantaggiato perché il suo “giardino” è già abbastanza ben sistemato.  Un giardiniere accorto potrebbe dare le ultime rifiniture.

 

Zeri Zingarelli                                                                                        (7/7/2009)

Ancora un piccolo comune che assurge all’onore della citazione nel Vocabolario grazie … all’agnello zerasco: «varietà dalle carni pregiate allevata nel territorio di Zeri».  Così alla voce zerasco entrata per la prima volta in Zingarelli 2010 come aggettivo («di Zeri, comune della Lunigiana in provincia di Massa-Carrara») e sostantivo: «Abitante o nativo di Zeri».  Ricordiamo che un altro piccolo comune, Visso,  in provincia di Macerata, entra nel Vocabolario (quasi tutti quelli presi abitualmente in esame) grazie alle … pecore e al lemma vissano, che designa appunto una rinomata razza di pecore nonché la lana da esse prodotta.  Un’insufficienza va a Devoto-Oli il quale registra vissano, cita Visso, ma nulla dice delle pecore.  Talché uno si domanda per quale motivo Visso e vissano debbano apparire nel Vocabolario.

 

Salgari sbocca,  Zingarelli sbuca                                                             (30/6/2009)  

Abbiamo già detto, vedi nota 19/6/2009, della nuova citazione di Salgari (la quarta di questo autore, il cui nome, peraltro, ancora non è stato inserito nell’elenco degli autori citati) che appare nello Zingarelli 2010 alla voce sbucare.  Una citazione fuori tema, perché la frase salgariana riportata dice testualmente:  «il drappello …percorre la viuzza e sbocca sulla riva del canale ».  Ora è chiaro che “sbocca”, voce del verbo sboccare (derivato di bocca), nulla c’entra con sbucare, che deriva da buca.  Avevamo ipotizzato un errore di trascrizione e cioè che Salgari avesse scritto “sbuca” e per una svista fosse stato riportato “sbocca”.  Invece no, Salgari ha scritto proprio così, solo che Zingarelli ha preso la frase sbagliata tralasciando quella, anzi quelle giuste.  Ne I predoni del Sahara  (questo il romanzo in questione) Salgari al capitolo 33° scrive effettivamente la frase riportata ad esempio (sbagliato) da Zingarelli, però, appena poche righe sopra, scrive anche: «Il moro sbuca in quel momento da una viuzza» e, se non bastasse, al capitolo immediatamente precedente, il 32°, scrive ancora: «Il corteo sbucò finalmente sulla piazza».  Due frasi, entrambe, che sarebbero calzate a pennello per esemplificare l’uso del verbo sbucare.   Invece Zingarelli (ah, la fretta per l’uscita annuale cosa ti combina!) è andato a prendere proprio la frase che non c’entrava per niente.

 

Voci rauche Zingarelli 2010                                                                    (26/6/2009) 

Sono 24 le voci, da noi segnalate “rauche”,  schiarite in tutto o in parte nella ristampa 2010 dello Zingarelli.  Il resoconto preciso è nella relativa pagina che da oggi fa esclusivo riferimento alla nuova edizione.  Abbiamo pertanto cancellato le voci schiarite nell’edizione 2009.  Ancora una volta Zingarelli si conferma il più attento a rivedersi ed aggiornarsi, e certamente non ci illudiamo che ciò avvenga solo sulla base delle nostre segnalazioni, che comunque restano un campione significativo, a disposizione dei lettori,  per valutare il miglioramento generale di un vocabolario.  Per i compilatori, invece, le voci rauche costituiscono spesso uno spunto non solo a correggere ma a rivedere l’intera voce, come più volte abbiamo rilevato.  Si veda ad esempio la voce gelone, dove oltre a prendere atto che i geloni vengono anche ai piedi, se ne spiega con poche ma pertinenti parole la sintomatologia, prima trascurata.  E finalmente, vedi mistero, Zingarelli si è accorto dei 5 misteri luminosi.  Deo gratias!  Sarà per tutti i rosari che abbiamo recitato.

Voci rauche Zingarelli  ►►
 

Ristampa o edizione?                                                                             (26/6/2009) 

Sì, è vero, vedi anche sopra, a volte usiamo impropriamente, per comodità, il termine edizione (più immediato) quando più esatto sarebbe ristampa.  Del resto Zingarelli, anzi in questo caso Zanichelli, è chiaro, parlando di ristampa: l’attuale è la «Ristampa 2010 della Dodicesima edizione».  In pratica dal 1994 si succedono ristampe millesimate della dodicesima edizione (1993). L’edizione, una nuova edizione, è qualcosa di più completo e complesso, una revisione, una rielaborazione quasi ex novo e in toto di un’opera.  La ristampa è qualcosa di più modesto, secondo lo stesso Zingarelli: «Nuova stampa di un’opera senza notevoli modifiche».
 

Zingarelli e l’impigrimento traduttorio                                                      (26/6/2009)  

Il caso è abbastanza singolare tanto da non poter evitare di tornarci sopra. Tra le novità dello Zingarelli 2010 c’è un’introduzione, dal titolo “Osservatorio della lingua italiana”, dove appare l’espressione «impigrimento traduttorio».  Ora, a parte l’oscuro significato dell’impigrimento traduttorio, si dà il caso che nessuno dei due termini dell’espressione, né il sostantivo, né l’aggettivo, figurino registrati dallo stesso Zingarelli.  Il quale, e qui è la singolarità, si ritrova per così dire “spiazzato” dall’autore dell’introduzione e inventore  dell’impigrimento traduttorio.  Parole che, sia detto per solidarietà a Zingarelli, non abbiamo trovato nemmeno negli altri vocabolari presi abitualmente in considerazione.
 

Pangramma Zingarelli                                                                             (23/6/2009) 

C’era attesa per vedere quale frase avesse scelto Zingarelli da portare come esempio di pangramma, una delle nuove parole entrate nella ristampa 2010 del vocabolario.  Eccola qui: «Pago X Factor, DJ, quiz?  Male, bevo un whisky!».  E che vuol dire?  Poiché c’era stato una sorta di concorso tra chi avesse inviato la migliore frase esemplificativa, francamente ci aspettavamo di meglio.  È pur vero che secondo la definizione di pangramma data da Zingarelli,  «frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto ripetute il minor numero di volte», riuscire a comporre una frase simile diventa un bel rovello.  Più facile, in tal senso, la definizione di pangramma data da Palazzi-Folena (1992), l’unico vocabolario che finora registrasse la parola:  «Gioco enigmistico che consiste nel ricavare tutte le parole che possono essere formate con le lettere che compaiono in una parola data (esempio: GATTO, gotta, gota, toga, atto, ago, tao)». La “novità” sta tutta nella nuova interpretazione di pangramma fatta da Zingarelli.  È quella giusta, canonica, “ufficiale”?  Sembra che gli esperti dicano di sì.

 

Traduttese e impigrimento traduttorio                                                     (23/6/2009)  

Zingarelli 2010 registra traduttese sul modello di politichese, sindacalese –  con questa definizione: «Linguaggio contorto o stile scadente che sono conseguenza di una traduzione eccessivamente letterale». La traduzione forse non c’entra, ma il traduttese probabilmente sì, nell’espressione «impigrimento traduttorio» che figura, testuale, nell’introduzione alla ristampa 2010 dello stesso vocabolario, introduzione firmata dal professor Massimo Arcangeli.   Che sarà mai l’impigrimento traduttorio?   A proposito:  i due termini, impigrimento e traduttorio, dove li avrà pescati il professor Arcangeli?  Non certo nello Zingarelli.
 


Millesimati” pronti per i consumatori                                                    (19/6/2009)  

I “millesimati” sono arrivati.  Puntuali all’appuntamento di giugno, Devoto-Oli 2010 (con qualche giorno d’anticipo rispetto agli altri), Garzanti 2010, Zingarelli 2010 sono nelle librerie, pronti al giudizio dei ... consumatori.  Non sembri fuori posto la parola, perché questa “moda” dell’uscita annuale ha trasformato i vocabolari in oggetti di consumo, buoni per un anno e poi, se non da gettare (mai gettare un vocabolario!), da sostituire con l’ultimo modello.  Prendiamo il lato positivo della faccenda:  meglio consumare vocabolari che superalcolici e cibi grassi.  Questi fanno male al cuore, quelli (si spera) che possano far bene alla lingua.  Oltre, ovviamente, agli editori.
 

Scatole via e attendere sconti                                                                 (19/6/2009) 

Non stiamo a elencare i prezzi perché grosso modo si equivalgono, tanto per le versioni con cd sia per quelle senza.  Zingarelli quest’anno risulta concorrenziale (di pochi euro) rispetto agli altri due.  Un plauso a Zanichelli che in due configurazioni ha tolto di mezzo sovraccoperta e scatola-cofanetto preferendo una pratica confezione in pellicola termoretraibile che lascia trasparire la copertina completamente rinnovata.  Le scatole non servono per il Vocabolario e sono pericolose.  Si rischia di lasciarlo inscatolato e quindi dimenticato.  Il Vocabolario invece – vedi sopra – va consumato, giorno per giorno.  E ai consumatori che dire in  merito all’acquisto? Chi vuole sconti deve aspettare. Personalmente ogni anno non abbiamo avuto difficoltà ad acquistare vocabolari con lo sconto del 30 per cento. Occorre solo aspettare che arrivino nei supermercati, magari in coincidenza con l’inizio dell’anno scolastico. Al solito sconsigliamo di acquistare solo il cd, come è possibile per Garzanti e Zingarelli. Non conviene. Il Vocabolario è nato e resterà di carta. Il cd è solo un utile accessorio e – altra vecchia questione – potrebbe, anzi dovrebbe, essere regalato dagli editori.
 

Vocabolari “capa tosta”                                                                         (19/6/2009)  

Lasciamo ad altri il compito di compilare, grazie ai comunicati stampa delle case editrici, l’elenco delle parole nuove che appaiono annualmente nei “millesimati”.  Non è questo il modo migliore per valutare il grado di aggiornamento di un vocabolario.  Raccattare neologismi è facile: il mercato ne è pieno.  È sulla scorta delle revisioni, delle correzioni, dei miglioramenti  delle definizioni che si misura la capacità di un vocabolario di aggiornarsi e stare al passo coi tempi.  Fare confronti è sempre antipatico ma alla fin fine bisogna pur farli, visto che la moda dell’uscita annuale impone, o meglio, dovrebbe imporre ai vocabolari (e per essi ai redattori) il dovere di rinnovarsi e migliorare anno per anno.  Il buongiorno si vede dal mattino.  Quando apriamo Garzanti 2010 e vediamo che alle voci amianto, eternit, fibrocemento ancora non si fa cenno della messa a bando di questi prodotti (mentre da anni sono in corso i processi a carico delle industrie per le morti provocate) dobbiamo concludere che quella che “passa” da questo vocabolario non è una buona informazione.  E così per il repertorio delle bandiere, dove ancora non figura quella del Kosovo e ancora la Serbia e il Montenegro sono riuniti … sotto una sola bandiera.  Lo stesso dicasi per Devoto-Oli 2010 quando alla voce rosario ancora non leggiamo quello che pure le vecchiette sanno benissimo da tempo e cioè che i misteri del Rosario non sono più 15 ma 20, per l’aggiunta dei “luminosi”.  Questo significa, direbbero a Napoli, avere la “capa tosta”.   Si salva, e ancora una volta dobbiamo rilevarlo, Zingarelli, che ci sembra il più attento (e il più pronto) a rivedersi, a correggersi, ad aggiornarsi e in definitiva a migliorarsi anno per anno.  Anche se un appunto dobbiamo fargli – lo facciamo qui sotto – per un peccato di omissione.  Al solito, con i  i prossimi aggiornamenti, daremo il resoconto delle “voci rauche” schiarite dai singoli vocabolari nell’edizione 2010, cancellando le voci schiarite nell’edizione 2009 che ancora compaiono nei rispettivi elenchi.
 


Zingarelli sbaglia e dimentica Salgari
                                                      
(19/6/2009) 

Alle tre citazioni di passi di Emilio Salgari che apparivano nell’edizione precedente (per le voci flessuoso, tagliatore, tremendo/tremendamente,  Zingarelli 2010 ne aggiunge una quarta, alla voce sbucare: «il drappello …percorre la viuzza e sbocca sulla riva del canale (SALGARI)». A parte che la citazione o è a sproposito (perché semmai il verbo di riferimento è sboccare,  e non sbucare) oppure è stata ripresa in maniera inesatta e l’autore in realtà ha scritto “sbuca” e non “sbocca”,  a parte questo, il povero Emilio Salgari ancora non figura nell’elenco in ultima pagina degli autori citati nel vocabolario.  Forse che il suo nome non è degno di apparire accanto a nomi più celebri e famosi?


La corsa dei vocabolari
                                                                       
(9/6/2009)  

Nella corsa a chi arriva primo in libreria anche quest’anno Devoto-Oli ha battuto i concorrenti.  Librerie di Roma (Feltrinelli, Croce) ci confermano che il Devoto-Oli 2010 è già negli scaffali.  Zingarelli 2010 dovrebbe seguire a ruota; chi proprio non vuole attendere ha la possibilità di consultarlo via internet sul sito della Zanichelli.  E gli altri?   Aspettiamo Garzanti 2010, mentre è escluso che escano Sabatini-Coletti e Hoepli-Gabrielli millesimati 2010. Qualche editore prenda coraggio e batta tutti d’anticipo.  Se non fa in tempo quest’anno a uscire col millesimato 2011, esca magari nel 2010 con il Vocabolario 2012. 
 

Politici garruli?                                                                                     (9/6/2009) 

Zanichelli così presenta la nuova ristampa millesimata tra giorni in libreria: « La principale novità dello Zingarelli 2010 è la segnalazione di oltre 2800 parole da salvare: parole come fragranza, garrulo, solerte, sapido, fulgore il cui uso diviene meno frequente perché tv e giornali troppo spesso privilegiano i loro sinonimi più comuni (ma meno espressivi) come profumo, diligente, saporito, luminosità ».  Sta bene.  D’accordo.  Opera lodevole quella del “salvataggio” di parole in via d’estinzione perché poco usate, però – consenta Zanichelli – in questi casi tv e giornali fanno bene ad usare i sinonimi più comuni, come profumo, chiacchierone, diligente ecc,  perché in realtà – nel sentire comune – sono più espressivi e quindi più immediati e di più facile comprensione delle corrispondenti parole il cui uso è meno frequente.  Prendiamo un esempio: come si dovrebbe definire un esponente politico dalle promesse facili?  Un politico garrulo?  Suvvia!  Il termine non rende bene.  Cento volte meglio chiacchierone.  I politici garruli non si sono mai visti, quelli chiacchieroni sono perennemente in vetrina.  

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