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Scioglindovinelli     


Dubbio duplo

Certo non ha colpe
chi non conosce l’olpe.
Ma è quasi un eroe
chi sa cos’è oinochoe.


Questa volta le parole “misteriose” sono due.  Chi non sa risolvere il mistero vada al Vocabolario oppure attenda la soluzione qui sotto il prossimo martedì.  
 

                                 
Soluzione degli Scioglindovinelli precedenti

In fondo Scioglindovinelli per i più piccoli ►►

 

L’araba penice

La penice? Che ci sia
ognun lo dice
cosa sia nessun lo sa.
Ti metto, però, sulla via buona:
è quasi uguale alla maona

Penìce e maóna (il primo dal francese, il secondo dal turco) sono due termini che indicano due imbarcazioni simili, di solito a forma di chiatta, usate nei porti per caricare o scaricare le merci dalle navi o per brevi trasporti all’interno delle rade.

 

Buongustaio

Di pollo arrosto è così ghiotto 
che ha comprato tutto il corredo,
compreso perciò anche il pillotto,
per cuocerlo a casa con lo spiedo.

Il pillotto (o pilotto) è un mestolino con beccuccio che serve a versare sull’arrosto il grasso di cottura colato in quella specie di vaschetta (chiamata ghiotta o leccarda) posta sotto lo spiedo. Per indicare questa operazione c’è il verbo pillottare, anche nel significato di lardellare, ossia farcire la carne da cuocere con fettine di lardo.

 

Marinaio esperto

Dal mare è tanto attratto
che naviga anche a bratto.

Bratto, e in particolare la locuzione a bratto, indica un modo di vogare con un remo solo, posto a poppa dell’imbarcazione e manovrato alternativamente a destra e a sinistra. Si parla anche di remo da bratto. È una voce napoletana (secondo alcuni vocabolari).

 

Quesito atomico

Che cos’è il quercitrone?  
Difficile da spiegare
trattandosi di nozione
di fisica nucleare. 
Se non ci credi, meglio per te,
però allora dicci tu cos’è.

La fisica nucleare non c’entra nulla. Il quercitrone è un albero originario dell’America settentrionale dalla cui corteccia si ricava una sostanza di colore giallo usata per tingere i tessuti.  Dall’inglese quercitron, composto del latino quĕrcus “quercia” e dell’inglese citron “cedro”.

 

Zio premuroso

Caro, bravo zio Renato,
oggi in tavola ha portato
di tocai una guastada
per gustar meglio la brovada.

La guastada è una caraffa.  Il nome, un po’ antiquato, viene dal latino parlato, dove significava “vaso panciuto”.  Una “guastada di tocai” è dunque una caraffa di questo vino friulano.  La brovada (friulano brovàde) è una «preparazione gastronomica tipica del Friuli-Venezia Giulia, a base di rape affettate e macerate in un bagno di vinacce, utilizzata specialmente come contorno o in minestre». Registra il termine Zingarelli, da cui è tratta la definizione.  

 

Dati

Che roba è il datismo?
Forse un neologismo
per dir la fissazione
di chi ripete i dati
fino … all’ossessione?

Il termime datismo non è un neologismo.  Sta a indicare l’errore (o l’insieme di improprietà e di errori) in cui incorre chi parla una lingua straniera senza conoscerla bene. Dal greco datismós, derivato di Dâtis, “Dati”,  nome di un generale persiano che si vantava, a torto, di parlare la lingua greca.  Significa anche la ripetizione inutile di sinonimi durante il discorso.
 


Povero toro

Cos’è la torèutica?  Elementare,
e facile davvero da spiegare:
è l’arte del torero a … toreare.

La torèutica non c’entra nulla con i tori, ma è l’arte di lavorare il metallo a incavo e a rilievo mediante cesello, sbalzo o incisione.  Deriva dal greco toréuein “intagliare, cesellare” (Garzanti).

 

Andata e ritorno

Con grande euforia
partì per l’Algeria
ma poi venne via
per grave disforia
dovuta a nostalgia.

La disforia è l’opposto dell’euforia.  Come euforia sta a indicare uno stato di ottimismo, contentezza, buon umore, così la disforia indica uno stato di depressione, angoscia, malumore, più o meno grave.

 

Le apparenze ingannano

È un malvaccione.
Ma se cambia nome
tu non hai idea
di quanto bene
possa far l’xxxxx.

Il malvaccione è solo un altro nome,  a prima vista forse meno gentile,  dell’altea, pianta della famiglia delle Malvacee (da qui “malvaccione”), comunissima in Italia e in Europa centrale.  Ha tutte le parti coperte da una lanugine bianco-grigia e fiori di colore bianco-rosso-porporino. È usata fin dall’antichità per le sue numerose proprietà curative e medicinali.



Il nonetto dove lo metto?


A casa mia no di certo!
Vada in albergo, se lo accoglie.
L’ultima volta fu un… concerto
di lagni e sbuffi di mia moglie,
di  mia nuora e di mio figlio,
perché, per ospitarlo,
avemmo gran scompiglio.



Lo scioglindovinello giocava questa volta sulla possibilità di prendere nonetto per nonnetto,  magari pensando a un errore di scrittura.  Il riferimento al concerto poteva aiutare ad escludere tale possibilità, infatti si tratta proprio di nonetto, termine musicale costruito sul modello di quartetto, quintetto, e registrato dal Vocabolario nei significati di “composizione per nove strumenti solisti”, oppure “complesso musicale formato da nove solisti”.   In quest’ultima accezione il presunto “nipote”  ha buone ragioni per invitare il nonetto ad andare in albergo: ospitare a casa nove persone (e relativi strumenti musicali) può creare, comprensibilmente, qualche scompiglio.




Il rimedio

La bazzoffia è cotta ma scotta? 
Un buon consiglio te lo dà papà:
tu soffia forte e risoffia
e la bazzoffia più non scotterà.
 

La bazzoffia è una minestra un po’ abbondante (per dire “allungata”) e grossolana, preparata con ingredienti rustici.  Voce toscana, può voler dire anche un miscuglio disordinato di cose oppure uno scritto o un discorso lungo e confuso.

 

La voce del pavone     

Per farsi ammirare
andrebbe in televisione,
ma poi a parlare …
Già, ecco la questione:
quale sarà la voce del pavone?

C’è un verbo specifico: paupulare.  Il pavone quando “parla” paupula.  Non esiste il sostantivo corrispondente per indicare il verso caratteristico.

 

False credenze       

Più lo ripeto, più mi convinco
che non esiste l’efippiorinco.
Se tu pensi che sia inventato
dieci con lode avrai guadagnato.

L’efippiorinco esiste. È uno degli animali “scomparsi” dal Vocabolario ma tuttora viventi. È registrato da Devoto-Oli con questa definizione: «Sorta di cicogna dell’Africa tropicale comunemente detta cicogna dal becco a sella, poiché ha il becco lunghissimo, rosso, provvisto alla base di una larga espansione gialla a forma di sella; la testa, il collo, le ali e la coda sono neri, mentre il resto del corpo è bianco».

 

Nel Vocabolario

Tu guarda un po’
che bella varietà.
Non solo c’è il marò,
c’è pure la, anzi, il marà.

Il marà è un grosso roditore con lunghe orecchie, coda corta e pelliccia morbida, molto simile alla lepre, tanto che è chiamato la lepre delle pampas (vive nelle pianure dell’Argentina centro-meridionale) o lepre della Patagonia. Da una voce di origine sudamericana.  Nulla a che fare con il marò, in gergo “marinaio” della Marina militare, in particolare dello speciale battaglione San Marco.



Dilemma

Strano rompicapo
per il quale serve un mago:
il trago sarà  un capro
oppure un bravo drago?
Se sbagli non ti pago.     

Trago effettivamente in greco significa “capro” (trágos), ma per uno di quei trasferimenti di significato non infrequenti nella storia delle parole, sta a indicare anche una sporgenza situata nel padiglione auricolare (degli esseri umani!) davanti al condotto uditivo esterno.  Di fronte, sul lato opposto, è situato l’antitrago.  Poiché il trago è spesso ricoperto di peli, da qui la similitudine con la barba del capro.

 

Bucato in casa

Gliel’ho detto a Beatrice
che, dopo la lavatrice,
mi sembra alquanto strano,
e anche un po’ antiquato,
spargere il bucato
sul vecchio tamburlano
.

È decisamente “un po’ antiquato”, dopo il lavaggio in lavatrice, mettere il bucato sul tamburlano, che è un arnese a forma di tamburo, con un braciere sul fondo e una rete metallica sulla parte superiore, dove una volta si mettevano i panni ad asciugare. 



L
a buona regola 

Nel tuo cammino
segui la redola
e senza remora
arriverai in … giardino.
 

La redola è un sentiero erboso che attraversa un campo oppure un vialetto ghiaioso di un parco o di un giardino. È una voce di origine toscana.

 

Questione teologica

Ogni persona pia
pratichi la dulìa,
senza esagerazione,
perché questa non sia
impropria adorazione.  

La dulìa e il culto di venerazione reso ai santi e agli angeli.  Non bisogna “esagerare”,  perché altrimenti si passa alla latrìa, ossia il culto di adorazione, che invece, secondo la teologia cattolica, va reso soltanto a Dio. Dulia è dal greco douleía  “servitù”.

 

Preparazione fisica

Chi sarà mai l’auleta?
Non è proprio un atleta,
però gli occorre fiato
e dunque va allenato.

Sì, occorre allenamento per eseguire musica e tanto più per suonare uno strumento, come il flauto, che richiede anche fiato. L’aulèta (o aulète) è il suonatore di flauto.  Dal greco aulētés, da aulós “flauto”.  Il femminile, la suonatrice di flauto, è aulètride.  

 

L’elegantone

Gli piace vestir bene, è vanitoso,
ma risulta finanche un po’ noioso.
Ogni volta al sarto fa una lagna
perché di seta vuole la pistagna.

La pistagna è la striscia di tessuto o di pelliccia che ricopre il collo (o anche il risvolto dei polsini) di giacche e soprabiti.  Si chiama pure pistagna il filetto, di solito in stoffa di altro colore, che orna la cucitura laterale dei pantaloni, i polsini e le spalline in alcune uniformi militari.  

 

Bella spiegazione

Non sai dov’è che sta il vivagno?
La vedi quella pezza di fustagno? 
Guardala bene, di qua e di là,
e vedrai che il vivagno è lì che sta.

Il vivagno, detto anche cimosa, è ciascuno dei due bordi estremi di un tessuto che sono orditi più fitti perché abbiano maggiore resistenza e per impedire che la stoffa si sfilacci.



Scarsa ospitalità


Una volta all’anno, lo sai,   
vengo a trovarti,
e tu, perbacco,
altro non fai
che prepararmi il macco!

Chi parla così ha ragione.  Andare, una volta all’anno, a trovare un amico e poi vedersi servire a pranzo e a cena il macco non è prova di calda ospitalità.  Infatti macco sta a indicare un piatto di fave cotte e passate al setaccio, ma ha anche il significato di “minestra stracotta, poltiglia”. 

 

Gusti

A chi piace crudo,
a chi piace cotto.
Ma dimmi a che alludo
se svelo qui per qui
che c’è perfino chi
lo vuol bazzotto.


L’allusione qui è all’uovo, a cui generalmente si riferisce l’aggettivo bazzotto (o barzotto) per indicare l’uovo cotto in acqua bollente in modo da non risultare completamente sodo.  Il termine è poi passato per indicare qualcosa di indefinito e non ben definibile, variabile, incerto, insomma “metà e metà”. Esempio: tempo bazzotto, né sereno, né nuvoloso. Viene dal latino bădius  “baio”, nel senso di colore intermedio tra il rosso e il bruno.


Soluzione drastica
 

Il traffico, i gas, l’inquinamento…
D’accordo. Sono una gran rovina.
Però, trovo eccentrico il tuo intento
di voler tornare alla draisina!

Effettivamente questo “ritorno” è fin troppo originale, perché la draisina è, anzi era, l’antenata della bicicletta.  Fatta tutta di legno, anche le ruote, non aveva pedali: bisognava spingerla appoggiando alternativamente i piedi sul terreno. Il nome draisina deriva dal suo inventore: il barone tedesco Carl Friedrich Drais von Sauerbronn (1785-1851).

 

Misurare le parole

Il tribometro?  Che cosa mai misura? 
Sottoponi il tuo cervello a usura
e risolvi questa bella … sfregatura.

Il termine “sfregatura” non è casuale. Infatti il tribometro è uno strumento per la misurazione della resistenza all’usura di materiali sottoposti ad attrito radente.  Il nome deriva dal greco tríbein (“strofinare”) e -metro.
 


Nel bosco

Per un’ora con l’ascia ha lavorato
per tagliare il vecchio albero malato. 
Ora lascia l’ascia e prende la raspa
per fare liscia la rimasta caspa.

Facile intuire che la caspa è la parte del tronco tagliato rimasta nel terreno, detta altrimenti ceppaia (da ceppo).  Incerta l’etimologia di caspa.

 

Dubbi a catena

Dopo subbio e subbia
altri dubbi da Gubbio:
questa volta rubbo o rubbio?
E al plurale: rubbi o rubbia?

Anche questa volta si tratta di due distinte parole. Entrambe indicano antiche unità di misura. Il rubbio  (al plurale i rubbi o le rubbia) è una misura di superficie agraria, equivalente a poco più di 18.000 metri quadrati. Era in uso nel Lazio. La medesima parola, rubbio, plurale i rubbi o le rubbia, nell’Italia centrale indicava una misura di capacità per materiali sfusi (granaglie), equivalente a circa 300 litri.  Il rubbo (plurale i rubbi) era invece, in varie città dell’Italia settentrionale, una misura di peso, con valori oscillanti tra 8 e 9 chilogrammi.  Sono parole che spesso sopravvivono nel linguaggio locale.

 

Dubbio

Qui da Gubbio
giunge un dubbio:
si scrive subbia
oppure subbio?

Si può dire in tutti e due i modi perché sono due parole diverse. La subbia è un grosso scalpello a punta piramidale per lavorare la pietra. Regionalmente la parola può indicare anche la lesina, l’attrezzo del calzolaio per forare il cuoio.  Il subbio è la bobina cilindrica su cui è avvolto il filo nei telai per la tessitura o, in genere, un rullo su cui si avvolge qualcosa, filo o nastro o anche lo stesso tessuto prodotto dal telaio.  Entrambe le parole ci vengono dal latino subŭla, connesso con sŭere “cucire”.



Uno strano emigrante

Lontano è cresciuto
e lontano ha messo le radici;
però è da tutti risaputo,
anche dai più fedeli amici,
che in vita sua mai ha lasciato
la dimora dove pure è nato.
Qui c’è qualcosa di sbagliato?!


Lo "strano emigrante" è un albero, comune nei luoghi umidi e paludosi, l’ontano. Prima è stato piantato (messo a dimora) e poi è cresciuto e ha messo le radici. Il “qualcosa di sbagliato” è l’omissione dell’apostrofo, appunto per portare fuori strada con una parola, lontano, di tutt’altro significato.

 

Una russa di moda

La rubasca?  Se vai a Mosca
non c’è chi non la conosca.
Ma qualcuno sempre ci casca
e in Alaska cerca la rubasca.

La rubasca (russo rubaška) è la camicia caratteristica del costume maschile russo, con colletto alto, allacciatura laterale e cintura stretta in vita.



Qui pro quo alla partenza

Prima di salir sul treno,
nella stazione
voleva fare il biglietto.
All’impiegato ha detto:
destinazione Ascoli Epiceno.
Ma non è stato capito
e (maledizione!)
con quel treno non è più partito.

Il nome esatto della città è Ascoli Piceno [da Piceni, nome di un’antica popolazione italica stanziata nella parte meridionale delle odierne Marche (De Mauro)].  Ma il vocabolario registra anche epiceno, che con piceno non c’entra nulla.   Epiceno (in greco vuol dire “genere comune”) è un aggettivo per designare quei nomi che rimangono identici sia se riferiti al genere maschile, sia femminile. Ad esempio il preside, la preside,  ma anche la guardia, la sentinella (riferibili sia a uomini che a donne);  oppure, per gli animali, la balena, il leopardo, ecc.-  Epiceno è sinonimo di “nome promiscuo”.

 

Prospettiva a sbarre

Non è un’idea bella
stendere l’antanella
a parte il fatto che …
puoi finire in cella! 

L’antanella è un’ampia rete verticale da caccia per la cattura di uccelli nei luoghi di passo. Il suo uso è proibito dalla legge sulla caccia.


Vuoto
improvviso

Ho un vuoto di memoria, un’amnesia,
e temo proprio di non ricordar che sia
quella paura chiamata cremnofobia.

La parola che identifica la cremnofobia era già nel titolo e nel verso iniziale  (“vuoto”).  Infatti la cremnofobia è la paura ossessiva del vuoto e dei precipizi.  Dal greco krēmnós  “precipizio” e -fobia.
 


Ricordo di viaggio

D’un antico albergo, a Norimberga,
ho fotografato la ghimberga.

Nell’architettura gotica la ghimberga è il frontone alto, a forma triangolare, di palazzi o di chiese, spesso affiancato da due guglie. Dal tedesco antico wintberga, letteralmente “parte di costruzione protetta (bërgan ‘proteggere’) dal vento (wint)”.

 

Lingua alla marinara

Oggi la gara
è sulla dara
Parola rara
ma da imparare
per chi sul mare
vuol navigare.

La dara è un termine marinaresco che, sulle navi a vela, sta a indicare l’insieme dei pezzi di riserva dell’alberatura.

 

Vendesi

A prezzo d’affezione
vendo palamidone
secondo tradizione
già di Napoleone.

Il palamidone è un cappotto o un soprabito invernale lungo e largo. Non proprio uguale a quello con cui è di solito ritratto Napoleone, ma con qualche rassomiglianza (meglio diffidare dell’affermazione di questo venditore).  In senso scherzoso palamidone può anche indicare uno spilungone allampanato e un po’ sciocco.

 

Ammirazione

Ogni volta m’incanto
di fronte all’elianto.
Anzi, l’ammiro tanto,
che domani lo … pianto.

Questo ammiratore fa bene a piantare il … girasole, il cui nome scientifico è appunto   Helianthus annuus. Elianto, dal greco hēlios,“sole”, e ánthos “fiore”, propriamente “il fiore del sole”, per Zingarelli è solo ed esclusivamente il girasole.  Altri vocabolari specificano che è un genere di piante della famiglia delle Composite di cui fanno parte il girasole, il topinambur e altre specie. 

 

La parola … persa

Che cos’è il firmano?
Risolvi tu l’arcano
d’un termine italiano
che viene dal persiano
ma riguarda il sultano
dell’Impero ottomano.

Il firmano è un decreto, un ordine scritto emanato dai sultani turchi.  Dal turco ferman, a sua volta dal persiano farmān “ordine”.

 

Cattivo acquisto

Peccato! Un bel taglio di flanella
comprato come scampolo al mercato
presenta qua e là qualche chiarella
che parte del tessuto ha rovinato.

Si chiama chiarella (da chiaro) il diradamento della trama in una parte del tessuto dovuto a un difetto di tessitura

 

Un caso di (quasi) omonimia

Pietro l’Aretino? 
È famoso, lo so,
però, tu mi creda o no,
io ho un cugino
che chiamasi Pietrino
ed è pure … eretino.

L’aretino è l’abitante o il nativo di Arezzo, come appunto il personaggio conosciuto col nome di Pietro l’Aretino.  L’eretino, invece, è l’abitante o il nativo di Monterotondo, comune in provincia di Roma.  Il termine è registrato da Zingarelli e Garzanti.  Deriva da Erētum, nome dell’antica città dove poi sarebbe sorta Monterotondo.

 

Padroni duri

«Ma guarda tu che razza di somaro!».
Fu il commento di un padrone avaro.
«Non gli basta che gli passo la profenda
adesso pretende pure far merenda!». 

Questo padrone è ingiusto. Per il suo asino, nel pomeriggio, uno spuntino ci starebbe bene per completare la profenda, che è la razione giornaliera di biada (o altro cibo) che si dà agli animali nella stalla.

 

Sincerità

Sarò sincero,
senza finzione:
il bassarisco
io mai l’ho visto,
ma riferisco
essere a rischio
di … sparizione.

Il bassarisco è un piccolo mammifero della famiglia dei Procionidi, con una lunga coda ad anelli bruni e bianchi alternati. Vive in America centrale e nelle regioni meridionali dell’America settentrionale. È molto ricercato per la pelliccia e perciò la sua specie è a rischio d’estinzione.

 

Rituale

Nei riti in onor di Poseidone
era di rito usare anche il ritone.

Il ritone è un grosso bicchiere per vino, a forma di corno, spesso terminante nella parte appuntita con una testa di animale, tipico dell’antica Grecia. I vocabolari registrano sia ritone, sia le forme rhyton o ryton, secondo la trascrizione della voce greca, derivata di rhêin “scorrere”.


Sorpresa

Cara, la mia Teresa!
Per farmi una sorpresa
ha messo nel salotto
un tipico pezzotto

Il pezzotto è un tipico tappeto della Valtellina confezionato con ritagli di stoffa di colori diversi e vivaci. 


Telemedicina 

Che cos’è la teleangectasia?
Semplice. È un tipo d’allergia
che colpisce chi ha la fissazione
di veder troppo la televisione.

La teleangectasia è un termine medico ma non è un’allergia, bensì la «dilatazione di un gruppo di piccoli vasi sanguigni che provoca la comparsa di fini ramificazioni rosse o bluastre sulla cute e sulle mucose» (Zingarelli).   Registrate anche da altri vocabolari le varianti: telangectasia, telangettasia.

 

Approccio al vocabolo

Vai in galleria
non sulle poltrone
e troverai la via
per attaccar buttone.

Il riferimento alla galleria poteva aiutare ad “attaccare” questo buttone, che altro non è se non un puntello di legno usato per sostenere la volta delle gallerie.  La parola è propriamente l’accrescitivo di butta, “elemento dell’armatura delle gallerie, in specie delle miniere, a forma di puntello inclinato”.



Personaggio misterioso
 

È un gigante forzuto,
si direbbe un omaccione,
ma sta buono, fermo e muto
ad aspettar non si sa che. 
Mi fa quasi compassione,
pur non sapendo io perché
costui si chiami telamone.

Il telamone (prendiamo da Sabatini-Coletti) è una: «Grande statua raffigurante un uomo, poggiante su un piedistallo, con funzioni di sostegno nella struttura esterna di edifici classici».  Lo stesso dizionario e altri danno come sinonimo atlante, nel senso del gigante mitologico che sostiene sulle spalle la Terra.

 

Strano incontro     

Mio zio un giorno l’ha incontrato
nello studio d’un vecchio magistrato
e d’allor, poverin, non si dà pace
perché non sa cos’è nomofilace.

L’incontro dello zio con il nomofilace non è avvenuto fisicamente, ma sulle pagine di uno studio (inteso come lavoro letterario, ricerca) di un vecchio magistrato.  Non poteva essere diversamente, visto che il nomofilace era un personaggio della Grecia antica e cioè il magistrato incaricato di custodire il testo ufficiale delle leggi e di garantirne l’esatta interpretazione.  La parola è registrata da De Mauro, Sabatini-Coletti, Zingarelli.

 

Sorpresa d'agosto

Aprì la porta e restò di stucco:
vide sua moglie con lo zamberlucco.

Costui aveva più di una buona ragione per restare di stucco, perché lo zamberlucco non è certo l’abbigliamento più adatto e usuale per il mese di agosto, essendo una lunga e ampia sopravveste con cappuccio, un tempo usata dai turchi e da altri popoli orientali.  Viene dal turco yağmurluk, propriamente “cappotto da pioggia”.

 

Getto pericoloso

“Gettare la spugna”
è un’espressione
che male non fa.
Ma, attenzione,
a non gettare lo spugnone!

Sì, perché gettare lo spugnone, specialmente contro qualcuno, può essere un gesto pericoloso. Infatti lo spugnone non è una grossa spugna, ma una varietà di travertino, chiamato anche “pietra spugna”.

 

In trattoria

È usanza in questa trattoria
servir la pizza nella tafferia.
Se invece l’idea non ti tenta
al posto della pizza prendi polenta.

Il riferimento alla polenta non è casuale.  Infatti la tafferia è il piatto di legno largo e a bordo basso su cui viene versata la polenta.  Nulla vieta di usarlo per altre pietanze, come la pizza, napoletana o d’altro tipo.  Tafferia è parola di origine araba attestata in Italia fin dal 1340.  La cita anche Manzoni.

 


******

 

 * Scioglindovinelli per i più piccoli *

(... e perciò, dopo averli risolti, da proporre a figli e nipoti per giocare insieme. Le soluzioni seguono in fondo)

 

 

FALSI  ALTERATI   


Con l'aiuto della rima trovare la parola mancante che è il falso accrescitivo o il falso diminutivo della parola in grassetto. 


1

In un lampo il ghiottone
si è mangiato un gelato al xxxxxxx. 
 

2

La nave è entrata nel porto
mentre Gastone
usciva dal xxxxxxx. 
 

3

Al collo gli va stretto
il xxxxxxxx del giacchetto. 


4

Incolla con la colla questa cartolina
che ritrae un paesetto di xxxxxxx. 


5

Per disattenzione
durante l’escursione
sul burro è scivolato
e quindi nel xxxxxxx
è precipitato.


6

Mio cugino
alle Poste
ha avuto il posto:
ora porta la posta
e fa il xxxxxxx,
come mia cugina
anche lei alle Poste
a fare la xxxxxxx.


7

Il figlio del lupo, piccolino
si chiama lupetto e non xxxxxx. 


8

Un bricco di caffellatte a colazione
s’è scolato in un lampo quel xxxxxxxx.


9

Il mulo e suo figlio piccolino
fanno girare la ruota del xxxxxx. 


10

Volando alta sopra Pordenone

l’aquila ha incontrato un xxxxxxxx. 

 

Soluzioni









-  1) lampone; 2) portone; 3) colletto; 4) collina; 5) burrone; 6) postino, postina;  7) lupino; 8) briccone; 9) mulino; 10) aquilone.


*
******

 

MESCOLAMENTI
 

Si tratta di facili anagrammi.  Basta mescolare le lettere della parola in grassetto per ottenere, con l’aiuto della rima, la parola mancante (frutti e un ortaggio). 

 

1

La cosa non ti sembrerà vera,
ma mescola bene le rape
e verrà fuori una …

 


2


Questo buffo mistero presto svela:
da male viene il frutto chiamato …
 


3


Lo vedi quel remo abbandonato?
Non serve più. Ma tu fallo frullato
e, che sorpresa!, dal frullatore
tirerai fuori tante …
 


4

Che bella trovata
per far la limonata
partendo dai meloni.
Qual è la soluzione?
     Mescola bene e otterrai il …



5

Un’orsa golosa,
ma anche un po’ orba,
non vede che nella borsa
c’è rimasta una …



6

In pentola cosa bolle?
Per saperlo gira e rigira il pollice
e troverai bollite le …
 


7

Sciogli le corde
e dopo la cordata
   credo che avrai il …
per fare la cedrata.



Soluzioni












 
- 1) pera; 2) mela; 3) more; 4) limone; 5) sorba; 6) cipolle; 7) cedro.


*
******


Conoscere le lingue



È vero o non è vero
come dice un poliglotta
che il tacchino gloglotta
e non borbotta?

 

È vero. Il poliglotta conosce molte lingue e dunque sa che la lingua (o meglio il verso) del tacchino è il gloglottìo, dal verbo gloglottare che significa proprio fare glo glo come fa il tacchino.

 Adesso completa tu:

Lo stesso poliglotta
giura che lui capisce
ciò che dice la mucca
quando …

*

e ciò che dice il cavallo
quando …

*

e ciò che dice il maiale
quando …

*

e ciò che dice il topo
quando …
 

*

e ciò che dice l’elefante
quando …
 

*

Resta infine un vocione,
del re della foresta,
il leone, si capisce,
perché quando parla, lui …

*

Soluzioni












La mucca muggisce, il cavallo nitrisce, il maiale grugnisce, il topo squittisce, lelefante  barrisce, il leone ruggisce.

***
 


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